Donacibo VIII edizione Testimonianze

→ Per me il Donacibo è una proposta e un gesto e non un progetto ( a scuola ci tengo a non inserirlo nei progetti) che parte tutto dall’incontro con voi e con la vostra testimonianza che mi ridesta il desiderio di condividere qualcosa di mio (tempo e cibo) con chi si trova in situazione  di bisogno e di proporre quindi questo a chi mi è più prossimo (alunni e colleghi).

Per questo ci tengo sempre che venga qualcuno a incontrarci  perchè per me tutto  nasce da uno stupore che mi mette in moto anche facendo dei sacrifici. Io vedo in questa dinamica la presenza di Gesù : chi può ridestare così il mio desiderio se non Lui?

Quindi sono io che vi devo ringraziare e soprattutto ringraziarLo che non mi lascia mai sola.
Paola

 

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→ Alcuni amici mi hanno chiesto di aiutare a promuovere la settimana del “Donacibo” nelle scuole del magentino. Proiettando alcuni filmati e con l’esperienza maturata portando il pacco dei viveri ad una famiglia bisognosa per tre anni, mi ero proposto di prepararmi al meglio per rendere efficace il mio intervento.
Non è stato facile l’approccio con i bambini più piccoli con i quali non ho molta dimestichezza in quanto io insegno alle scuole medie. Mi è venuto in mente allora di leggere il manifesto del “Donacibo” affisso in tutte le scuole, che contiene la lettera di una volontaria che racconta come fare il gesto di carità sia “conveniente” anche per chi lo fa, oltre che per chi lo riceve. Ho ripreso quindi a comunicare ai ragazzi che l’esperienza cristiana, da cui è nata questa iniziativa, sa  rispondere al bisogno materiale dell’altro, tenendo a cuore anche il desiderio di un’amicizia che spesso nasce con le persone con cui si entra in rapporto.
Quindi ho raccontato della mia esperienza di volontario e questo è stata la cosa che ha più coinvolto i ragazzi. Uno di questi, alla fine di un mio intervento, mi ha detto: “Ma allora la carità è come l’amore.. si fa in due!”. Cogliendo un aspetto fondamentale: che esiste una reciprocità di comunicazione del bene che rende la persona aiutata e quella che aiuta molto simili, sullo stesso livello, perché bisognose entrambe di qualcuno che risponda al loro desiderio di felicità. Un altro alunno ammetteva di vergognarsi un po’ ad esprimere il proprio bisogno, preferendo apparire come una persona che non ha bisogno di nessuno per fare bella figura con gli altri, mentre, al contempo, si accorgeva che tutti abbiamo bisogno di amici.
Mi sono infine reso conto concretamente, dopo questi incontri che riconoscere i doni che la realtà ci fa tutti i giorni, è l’esperienza necessaria per rispondere al bisogno del mio cuore e di quello di ogni uomo.
Franco
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